Joe Biden ha (finalmente) sciolto le riserve, annunciando di non volersi candidare alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.

Un peccato, coi Democratici che hanno già di fatto Hillary Clinton come candidata e il socialista Bernie Sanders racchiuso nel ruolo di sparring partner del caso. Le primarie democratiche, sono così ridotte ad essere utili a capire come Sanders potrà essere riutilizzato nella futura squadra di governo Clinton, o la sua azione spostata più o meno a sinistra.
L’attenzione mediatica, ora, si sposterà interamente sulle infuocate primarie Repubblicane: già annunciate come tra le più divertenti e appassionanti degli ultimi trent’anni.

La Clinton sarà interessata osservatrice, cambiando camaleonticamente la sua strategia elettorale in base al candidato avversario, e potendo arrivando alla corsa vera e propria molto più preparata di qualsiasi Repubblicano.
Sperando di non osservare nella corsa di Novembre prossima, una triste quanto da molti annunciata sfida tra i due centri di potere che si sono spartiti gli U.S.A. dalla fine degli anni ’80 ad oggi: i Bush (con l’ultimo candidato della famiglia, il pur interessante Jeb) e i Clinton.

Se dovessi spendermi un dollaro sul potenziale vincitore delle primarie Repubblicane e candidato alla Presidenza, lo giocherei su Marco Rubio. Anche alla luce della decisione di Biden.
Credo che, tra i fuochi d’artificio di Donald Trump (che potrebbero però non finire…) e l’usato raggrinzito di Jeb, gli elettori Repubblicani cercheranno il candidato con le maggiori possibilità di vittoria alle elezioni di Novembre 2016 e lo voteranno alle primarie. Potendo, così, premiare proprio l’outsider Rubio.
Giovane, nuovo (al contrario di Jeb e Hillary) ma con esperienza (è Senatore della Florida, stato fondamentale), competente (soprattutto in politica estera, ed è la materia sulla quale vertono la gran parte dei dibattiti), piace alla destra (al contrario di Kasich) ma può raccogliere voti anche tra i moderati (al contrario di Trump?) e i latinoamericani (senza i quali, oggi negli U.S.A., non si vince).

Da qui in poi, la corsa elettorale più entusiasmante del mondo entra nel vivo.

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