La stabilità è legge.
Nello stesso giorno in cui il Senato approva la manovra, il gruppo di Verdini, ALA, si arricchisce ufficialmente di due elementi: Sandro Bondi e Manuela Repetti. Aumentando così la propria già notevole influenza, nel ramo del Parlamento più in bilico.
Sgombriamo il campo da ogni equivoco: Denis Verdini è il vero giocatore di questa legislatura, il parlamentare che più ha influito e dettato i tempi di politiche e riforme.

A lui si deve la bussola di questa legge di stabilità, altrimenti orientata molto più a sinistra. Facendo un passo più indietro, a Verdini si deve la nascita del governo Renzi: e chissà che senza di lui ci dovessimo ancora annoiare con quel galantuomo di Enrico Letta, o Napolitano ancora reggere il Quirinale.

Eppure, l’immagine comune di Denis Verdini è quella di un politicante, di un Razzi o di un Scilipoti qualsiasi, di un opportunista attento al portafoglio e al mandato parlamentare: di chi tradisce il vecchio per il nuovo, con lo scopo soltanto di scaldarsi con la luce del potere.

Nulla, di più lontano dalla verità. Verdini è uomo di un’intelligenza fuori dal comune. E fa politica.

Con Silvio Berlusconi appena cacciato dal Senato e fuori da ogni gioco, Verdini si è messo in testa di proporre un ardito ponte istituzionale e ripresentarne le gesta come coprotagonista della scena politica, capace di influire direttamente sulle riforme, trasformando così una legislatura strampalata in costituente. L’impresa era ardita, quasi clamorosa. Verdini ci è riuscito. Uno dei pochissimi, forse l’unico uomo di Forza Italia ad impegnarsi dopo le elezioni del 2013 nel proporre una linea politica al proprio, stanco, leader.

Per più di un anno, il patto del Nazareno ha dettato i tempi della politica italiana, e i suoi strascichi sono facilmente osservabili oggi: nella prateria bruciata di Forza Italia e in un Pd che guarda più al centro che a sinistra.

Lasciate perdere i giudizi di merito o di valore, abbandonate ogni tentativo di giudizio morale da due spiccioli: guardate alla sostanza, di chi ha indirizzato la nostra politica negli anni appena trascorsi. Verdini ha influito più di ogni altro, dentro le istituzioni. Salvo Matteo Renzi, naturalmente: che seppur senza Denis, macellaio da Fivizzano in Lunigiana, le chiavi di Palazzo Chigi non le avrebbe avute.

Allontanato dal cerchio magico di Silvio, è stato sputtanato, deriso e umiliato: ma oggi, pur appesantito da qualche chilo di troppo e dall’immagine del voltagabbana, insiste sulle sue idee e suoi suoi progetti, sui suoi ponti arditi e sul fare politica.

Forza Italia, nel frattempo, è dilaniata da una mancanza assoluta di idee e strategie: i suoi parlamentari sono un terzo di quanti entrati nel 2013, e tuttora capaci soltanto di guardare a Renzi, e quindi al ponte di Verdini, o alla destra critica ma a suo modo coerente di Salvini. Ma che, con Forza Italia, nulla ha da spartire su base ideale e ideologica.

ALA, oggi, è un gruppo parlamentare: non è radicato sul territorio ma ha un’influenza politica enorme. Denis Verdini ha preparato, organizzato e offerto su un piatto d’argento a Matteo Renzi ciò che gli serviva per non farsi ricattare al Senato né dalla minoranza Pd, né da NCD. Chi alza la voce, può continuare: Matteo ha i voti di Denis, e con questi le riforme. Che poi, NCD, tanta voglia di ricattare qualcuno mai l’ha avuta: essendo partito nato e già morto col solo ideale autoimposto di tenere le poltrone.

Verdini, di poltrone, non ne ha: nulla chiedeva a Berlusconi e nulla chiede a Renzi, salvo l’esser giocatore e esercitare il potere guadagnato in Parlamento, influendo sui processi decisionali. In due parole, fare politica. Quale è il suo mestiere, del resto. Quale dovrebbe essere, dell’altro migliaio di suoi colleghi.

La legge di stabilità, chiusa ieri, è dettata da Verdini e dal suo gruppo, che pur si è potuto permettere di non votare la fiducia: non serviva, ma i suoi simboli portano la firma del macellaio fiorentino. L’abolizione della TASI, il tetto ai contanti di tremila euro: chiesti da ALA, ben serviti dal premier. In pochi mesi, sui contanti e sulla prima casa, il gruppo di Verdini ha fatto più di Forza Italia in vent’anni.

Verdini fa politica.

Attaccatelo, insultatelo, dategli l’immagine del voltagabbana, politicante, del Licio Gelli fiorentino, un po’ rozzo, un po’ schivo. Lui fa politica.

Ed emerge, in un paese dove politica, ormai, se ne osserva sempre meno.

25/04/2013 Roma, consultazioni con i partiti del presidente incaricato di formare il governo. Nella foto Denis Verdini

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