Giovanni Toti sbaglia, a portare il gonfalone e simbolo della Liguria al Family Day di Roma.

Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: alle ultime elezioni regionali lo ho votato e sostenuto. Ha tutto l’interesse a fare della Liguria un modello di buon governo, da politico di caratura nazionale. E vestendo questi panni, parteciperà alla manifestazione del Family Day che, non a caso, è di natura squisitamente politica. Non istituzionale. La sua stessa ragione risiede, difatti, nel chiedere un’affossatura parziale, se non totale, dell’ormai famoso ddl Cirinnà sulle unioni civili. Emerge così immediatamente una discrasia istituzionale, nel momento in cui una Regione chieda la modifica di un iter parlamentare.

Sorge poi un evidente problema di rappresentanza dei cittadini liguri, anche all’interno di quel grande tessuto sociale di moderati e liberali che Toti e il suo partito vorrebbero legittimamente rappresentare. Come liberale, credo fermamente nella libertà di ognuno di costruirsi la propria vita senza che nessuno imponga una presunta morale tout court; nutro al contempo un’altrettanta forte e credo sana diffidenza verso lo Stato regolatore riguardo alle faccende etiche, fosse anche per stabilire per legge pretesi e presunti “diritti naturali”. Non si possono tuttavia, e tanto meno oggi, negare diritti civili e riconoscimenti di situazioni di fatto e di genitorialità sempre più spesso concretati più come costruzioni sociali, che non naturali. Né, d’altro canto, si può discutere il ruolo della famiglia come cardine della nostra società.

Questi principi, propri di ogni pensatore liberale e, oggi, di ogni cittadino, possono nutrire confusione dalla partecipazione della Regione Liguria, come istituzione, al Family Day. Nel pieno rispetto delle opinioni di chi quel giorno manifesterà il proprio pensiero. Nel mondo di oggi, con l’affermazione dell’informazione di massa, non esistono solo i fatti ma è essenziale la comunicazione e la percezione pubblica degli stessi.

Non ho dubbi, conoscendo la persona e la sua sincera sensibilità e visione liberale sui diritti civili e dell’individuo, di come Giovanni Toti sia genuinamente convinto che la sua presenza, come Presidente della Regione, sia in ottica costruttiva e non negazionista di diritti altrui. Ma questa può essere interpretata diversamente. Un rischio che, da ligure, non vorrei che il simbolo che mi rappresenta e rappresenta tutti noi possa correre.

 

Il Secolo XIX, 25/1/2016

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