In altri tempi, Berlinguer si sarebbe commosso. Oggi, forse, un po’ meno.

Il Partito Democratico spezzino ha annunciato i numeri definitivi del tesseramento per il 2015. Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: sono numeri impressionanti. 4275 tessere.
Ne da l’annuncio il Presidente dell’assemblea provinciale del Pd, Federica Pecunia: “Mi preme ringraziare le centinaia di militanti che hanno fatto di questa occasione una vera e propria mobilitazione che ha coinvolto tutta la provincia” proseguendo sull’onda dell’entusiasmo e, quasi, della commozione: “L’impegno profuso in questi mesi dai militanti tutti è una base fondamentale per un percorso congressuale volto al rilancio dell’iniziativa politica. Un partito orgoglioso che riparte dai circoli, dai territori e dall’organizzazione”.

Numeri straordinari, che impongono naturalmente una riflessione. Nell’era dell’informazione di massa, del distacco dalla politica partitica e dell’avvicinamento alla politica liquida e leggera (“Smart”, per dirla alla Renzi), la provincia Spezzina si rifà esplicitamente a logiche e numeri da prima Repubblica e da Pci. Allora, per ogni valutazione circa la qualità e l’andamento delle campagne di tesseramento, si faceva abitualmente riferimento al cosiddetto “100%”: cioè al numero di iscritti raggiunto rispetto l’anno precedente. E da qui, possiamo elaborare il primo dato monstre del Pd spezzino nel 2015: l’aumento rispetto al 2014 è di circa il 130%. Numeri da far ringalluzzire, negli anni ’70, ogni segretario di circolo del Pci. Oggi, quasi impensabili.

Altro utile metodo di valutazione è quello che, tra il dopo guerra e il 1994, era chiamato il “tasso specifico di adesione”: percentuale degli iscritti a un determinato partito, rispetto ai voti ottenuti nelle elezioni precedenti. All’epoca d’oro del Pci, si sfiorava il 20%. Alle scorse regionali, nella provincia spezzina hanno votato Pd 22487 elettori. Tesserati per il 2015: 4275. Circa il 20%.

La controtendenza rispetto al dato nazionale è colossale. Rispetto al dato regionale, roboante. Lo spezzino ha tesserato più del resto della Liguria messa insieme: Genova, Savona e Imperia, al netto di un rapporto di sette volte del numero di abitanti, non hanno raccolto che 4000 tessere. Solo il comune di Sarzana, supera le province di Savona e Imperia insieme.

Le motivazioni di questa gigantesca mobilitazione sono, naturalmente, tutte politiche e interne al partito locale. Dopo infiniti tentennamenti, rinvii, spaccature, dibattiti e rumors, la direzione provinciale potrà indire, finalmente, la data del prossimo congresso provinciale che eleggerà il futuro segretario. Una figura centrale in vista del 2017 che sarà, partendo dalle elezioni comunali, un vero e proprio anno zero per partito e città. Le fazioni che si contendono segretario e congresso sono note: da una parte paitiani o, meglio, renziani di ogni ora. Al netto di distinguo e sfilacciamenti. Dall’altra, la sinistra che fa riferimento al Ministro Orlando arricchita, anch’essa, di mille sfumature e correnti a livello nazionale cui affiancarsi o sfilarsi giorno per giorno. Non a caso, ogni tesserato avrà al congresso diritto di voto.

Per tanti militanti e dirigenti, la memoria è subito corsa alle recenti primarie per le elezioni regionali tra Paita e Cofferati, dove la corsa all’urna è stata segnata da una sorta di doping della partecipazione. È storia tristemente nota, l’annullamento di 13 seggi su 300 per irregolarità diffuse: circa 4000 voti. O i seggi sotto la lente d’ingrandimento dello Sco e della Digos, della procura antimafia di Genova e della procura di Savona. O, ancora, lo scambio di accuse e veleni da ambo le parti su gruppi organizzati ed etnici portati in massa alle urne. Il Pd ligure ne è uscito dilaniato, con la vittoria di Giovanni Toti causa ed effetto di un drammatico calo.

In questo clima velenoso e pesante, tuttavia, si è rinfocolata nello spezzino una sincera e debordante passione per la politica, mostrando muscoli e tessere: quando, ovunque nel mondo, la direzione è sempre più per una partecipazione digitale.

I numeri sono testimoni. Osservandoli, in altri tempi Berlinguer ne sarebbe stato commosso. Oggi, forse, un po’ meno.

Pubblicato nell’edizione odierna de “Il Giornale”.

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