Sono andato finalmente a vedere “The Hateful Eight”, l’ottavo film di Tarantino.

Certo, impossibile non ammirare l’abilità tecnica, una fotografia a tratti stellare, l’eterna musica di Morricone.
Ma l’impressione che ho avuto, è che ormai Tarantino adori citare quasi ossessivamente sé stesso e abbia voluto dare, con questo film, lo strumento per trasformare il suo cinema in popolare: trasformando tutti in cinefili, riempendo le sale senza dare a nessuno l’impressione di andare a vedere un blockbuster o l’ultimo cinepattone.

Tarantino è un cinefilo onnivoro con una particolare passione, quasi maniacale, per le battute memorabili, il sangue e per la sfrontatezza estetica. Lo spettatore sa già tutto, e viene regolarmente accontentato. Durante la proiezione, la voglia di cinema è palpabile.

La sala era un formicaio: la terza sera che andavo al cinema in settimana e “The Hateful Eight” era sempre stracolmo. Il pubblico, per lo più giovane, era stranamente esaltato ed eccessivamente estasiato ad ogni scena.
La sceneggiatura si intreccia su uno sfondo sfacciatamente statunitense: nordisti e sudisti, stereotipi tipici western (il boia, il cacciatore di taglie, lo sceriffo, il messicano, il mandriano). La neve, la foresta e la lotta per la sopravvivenza marcatamente londoniana.

The Hateful Eight è un concentrato di Tarantino e del suo cinema di cacciatori e prede, pur chiuso in una stanza. Ricordando, a seconda dell’interprete, una partita di Cluedo o riducendosi nel whodonit (who has done it?) di Hitchcock: chi è l’assassino tra gli odiosi protagonisti, fatti fuori uno via l’altro?

Il film è stiracchiato e, per me, decisamente troppo lungo: con la sua estenuante e immanchevole lunghezza dei dialoghi, le sue tinte pulp, la crescita costante della tensione quasi scientifica e perfettamente dipinta in un quadro che ad ogni scena profuma di Tarantino.
I massacri si fanno attendere quasi due ore, ricompensando verso la fine lo spettatore che ben sa, che prima o poi si arriverà al sangue. E ne rimarrà estasiato, nel gioco che Tarantino gli propone a carta scoperte.
Io, personalmente, ne sono rimasto deluso: anche se Quentin ha certamente fregato anche me. Del resto, come fai a non vederlo?

 

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