È saltata la candidatura a sindaco di Marco Grondacci col Movimento 5 Stelle nella mia città, La Spezia.

A nulla è valsa una plenaria di militanti locali che si è espressa all’unanimità: il blog di Beppe Grillo, libro sacro del Movimento, l’ha liquidata in due righe. “Contraria al Movimento: chi ha già svolto due mandati elettorali (a qualsiasi livello e in qualsiasi anno) non si può candidare con il Movimento 5 stelle”.  Ebbene sì, Grondacci si è candidato la prima volta come consigliere di circoscrizione nel 1985, con la tessera del Pci. Trentuno anni fa, quando al cinema usciva “Ritorno al futuro” e Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Bettino Craxi erano nel pieno dei loro mandati presidenziali.

Il caso, che fa il paio con l’intricata matassa romana, suggerisce una riflessione sui meccanismi decisionali che muovono il Movimento nelle sue scelte: sulle candidature, quanto sulla sua capacità di gestire le emergenze come a Roma.
Nella sua brevissima storia come movimento politico, sono già stati utilizzati moltissimi strumenti decisionali. Referendum e votazioni online, in ossequio all’utopia iniziale sulla partecipazione digitale di Gianroberto Casaleggio. Poi direttori nazionali, mini-direttori locali o direttori ad hoc; assemblee congiunte o separate di eletti in Parlamento, decisioni senza appello di Beppe Grillo o attribuite ad esso sul blog, ipotesi di referendum di cittadini e di attivisti o ancora assemblee partecipate.
Ad oggi non si è ancora capito quale sia il meccanismo definitivo, e nel caso del delicato caso romano è entrato tutto nello stesso frullatore, coi risultati sotto gli occhi di tutti.

La verità, cruda, racconta di come non sia ancora stato compiuto il passaggio tra blog e strumento digitale di opposizione critica a movimento politico. A soggetto quindi capace di elaborare un’idea di futuro, o di quanto serva allo sviluppo di un’istituzione, di un comune o dell’Italia.
L’invenzione di certe regole, come l’incandidabilità di chi ha già vissuto due mandati a qualsiasi livello, è stata certamente utile a creare una differenza coi partiti tradizionali in ossequio all’ormai logoro storytelling sulla moralità, sulla trasparenza e sulla differenza valoriale con la politica tradizionale. È evidente, oggi, quanto queste regole siano ormai scollate dalla realtà e dall’opportunità di proporsi autenticamente come forza di governo.

Marco Grondacci

Marco Grondacci

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