Arriva puntualissimo a Spezia Matteo Salvini, in barba alla vecchia consuetudine che i politici arrivino con ore di ritardo ai propri appuntamenti elettorali. Ed è proprio questa, la distanza tra Salvini e il politico tradizionale, che si percepisce fortemente in ogni suo passo e che ne ha decretato l’indiscutibile successo popolare. Salvini ama stare tra la gente, usa il suo stesso linguaggio, con un’ammirazione dichiarata a quell’ondata di populismo che deflagra in tutto il mondo e che la politica tradizionale osserva con sgomento, ma che lui accoglie e ammira. Da qui il sostegno dichiarato a Donald Trump e l’ammirazione verso il suo stile, i suoi colori e il suo messaggio.

Da New York a Spezia, così, è tutto uno sventolare di piccoli cartelloni blu che da TRUMP – Make America Great Again si trasformano in SALVINI – Idee Cuore Coraggio. Salvini come Trump attacca l’establishment, la politica tradizionale e i mezzi d’informazione e per questo attrae elettorato e consensi: come a Washington così a Spezia, pur con le inevitabili e macroscopiche differenze tra i due casi.

È un autentico bagno di folla, quello spezzino per Salvini: da piazza del mercato tutta corso Cavour è un lungo corteo di bandiere verdi e cartelloni blu, in un evidente tentativo tamburellato sui social network di accostare iconicamente le piazze del Wisconsin, Michigan o North Carolina a quella spezzina. Ogni passo è una stretta di mano, i selfie con gli smartphone non si contano, a testimonianza di una politica che è diventata show e di cui Salvini è ideale interprete: veicolata ormai più coi simboli, con gli slogan e nei social più che sulla carta e sul tubo catodico.

Il corteo si allunga pigramente fino all’NH Hotel, scelto per sopperire al rifiuto dell’amministrazione spezzina a concedere la Sala Dante. Eppure, per i comizi per il Sì dei ministri vari la concessione è arrivata puntualissima. Ma tant’è: Salvini non ne fa un dramma e il corteo che attraversa il centro storico è sempre più numeroso, guidato dal suo leader e scortato da una Stefania Pucciarelli perfettamente a suo agio, nel suo ruolo di pasionaria spezzina. È presente anche Edoardo Rixi, segretario ligure del Carroccio e assessore di peso della giunta regionale: assenti giustificati il Presidente Toti e la sua vice Sonia Viale, nei paesi alluvionati alla conta dei danni.

Il NO al referendum fino al comizio dell’NH Hotel cede il passo all’anti renzismo e alle critiche sul centrosinistra spezzino, in coerenza con le battute dei cittadini locali che si accalcano a salutare Salvini. La giunta Toti per il leader del Carroccio si trasforma nel “governo Toti-Rixi”, che “sta dando ottima prova di sé” e il cui modello “mi piacerebbe estendere a tutti quei Comuni liguri governati da sempre dalla sinistra che, ahimè, sono sempre più spenti e sempre più insicuri”, ha dichiarato parlando della Liguria”. Una festa tutta leghista, che mostra i muscoli anche in vista delle prossime amministrative, dove intende recitare la sua parte dentro e fuori la coalizione di centrodestra. Non è un caso che all’NH Hotel si ritrovino tantissimi ex Forza Italia e ex PDL, alla probabile ricerca di uno spazio per una candidatura all’interno di un partito dal presente vigoroso, in un lungo omaggio alla presenza del potenziale, giovane leader di un centrodestra a trazione salviniana.

Il comizio è poi un trionfo del Salvinismo e dei suoi temi classici, senza farsi mancare un rimando al vecchio amore della Lega, il federalismo: “col SÌ tutto torna nelle mani dello Stato centrale: la sanità, la sicurezza, il turismo, l’immigrazione. Già oggi i cittadini non decidono nulla, lasciando solo agli enti locali qualche piccolo spazio di autodeterminazione, se passasse la riforma di Renzi deciderà tutto lo stato centrale, quando non eterodiretto dall’Unione europea. Il nostro è un NO di libertà”. Non manca una battuta sulle amministrative spezzine: “Chi si è schierato per il SÌ alla riforma, chi in poche parole sta con Renzi, non potrà stare con noi”. Un passaggio esplicitamente rivolto ad Andrea Costa e ad Area Popolare, con cui però la Lega governa in regione. Viene lasciato, tuttavia, un barlume di speranza per la ricomposizione, che in politica conserva un valore assoluto: “adesso è comunque fondamentale arrivare al 4 dicembre, dal 5 se ne parla”. E che dal 5 dicembre si apra una nuova stagione politica, anche capace di incidere sulle amministrative locali, sono d’accordo tutti. Anche i rivali di Salvini.

Pubblicazione nell’edizione odierna de “Il Giornale”.

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