Nel suo stile sfacciato e provocatorio, con una manciata di dichiarazioni Donald Trump è riuscito a serrare i ranghi dell’Unione europea come mai successo in passato. In una sola intervista, il neo Presidente americano ha elogiato il trionfo della Brexit, auspicando una nuova ondata di rotture con l’Europa da parte degli stati membri. Ha accusato poi l’UE di essere asservita alla Germania e la Merkel di colossali errori nelle politiche migratorie. Ha chiuso con uno schiaffo al patto atlantico che ha retto l’equilibrio geopolitico dal dopoguerra ad oggi, definendo la Nato “obsoleta”.

Chiariamoci subito: nonostante uno stile discutibile e una retorica poco ortodossa, Trump non è il buzzurro che i media ripropongono continuamente nell’immagine dell’uomo ignorante e impulsivo. Inadatto, per i più, alla presidenza ben oltre qualsiasi altro predecessore nella storia. Le sue uscite a tratti sensazionali e sempre roboanti, sottendono in realtà a strategie geopolitiche precise.

Gli Stati Uniti non hanno mai davvero apprezzato l’idea di una Europa unita: osservandola dall’altro lato dell’atlantico come una minaccia economica al loro dominio.

In una recente intervista al Times e alla Bild, The Donald in perfetta coerenza col suo stile ha espresso liberamente questo pensiero: “l’UE è stata costruita anche per battere gli USA sul piano commerciale, ok?”. Effettivamente, creando il mercato comune gli europei hanno saputo affermarsi sulla scena economica internazionale, riuscendo a trasformare l’UE nella seconda potenza economica mondiale.

Nella sua logica e nella sua sfacciataggine, Trump non si è però reso conto di aver spinto per davvero gli europei a un sussulto. Dura la Merkel, a vestire per la prima volta i panni di leader europea e non tedesca: “Il destino degli europei è nelle nostre mani, non in quelle di Trump. Mi impegnerò perché i 27 stati collaborino intensamente, guardando al futuro”. Il capo della diplomazia francese Jean-Marc Ayrault: “la miglior risposta a Trump è l’unità degli europei”. E ancora Alfonso Dastis, ministro degli esteri spagnolo: “Trump dovrebbe imparare a conoscere l’UE dall’interno, non ci sfalderemo”. Infine Gentiloni, nel primo bilaterale proprio con la Merkel a suggellare, UK ormai lontana, un’ipotetica nuova leadership comune: “la collaborazione con Trump è fondamentale, ma ancor di più è rilanciare l’UE”. Da tempo, insomma, i leader del vecchio continente non si arroccavano in tal modo in difesa di un nemico comune: pensando da europei prima che da italiani, tedeschi, francesi, spagnoli.

Trump, nell’interesse della sua nazione, non ha dichiarato una guerra commerciale solo contro la Cina e il Messico ma anche contro l’Europa: che ora per sopravvivere deve imparare a difendersi militarmente e commercialmente. Toccando del resto anche la Nato, l’Europa tutta si sta accorgendo che l’ombrello militare americano non è più garantito. E Parigi e Berlino fanno per la prima volta fronte comune, sulla creazione di una difesa europea.

Thank you, Mr. President: per averci risvegliato da un lungo sonno. L’Europa di oggi è un incubo che non avremmo mai dovuto concepire: l’Europa finanziaria, l’Europa dei numeri che si è limitata a ridurre gravi crisi politiche su piani meramente tecnici, senza nemmeno cercarne risposte unitarie o politiche. Scoprendosi, inevitabilmente e regolarmente, debole e inadeguata.

Immigrazione, terrorismo, politica estera: l’Europa negli ultimi anni si è scoperta debole e marginale, al confronto col mondo. E non citiamo neppure Parigi, Roma o Berlino: del tutto ininfluenti su ogni crisi. È ormai evidente che senza un’unione politica, l’Unione europea non esista più e con lei i suoi paesi membri.

Ci voleva Trump a farci capire, a suon di tweet e schiaffi, che dobbiamo reagire alle sfide della modernità.

Il 2016 è stato certamente uno spartiacque. Sul piano geopolitico, potremmo scoprire ora giochi di alleanze che porrebbero fine ai blocchi che hanno retto l’ultimo anno di storia.

L’Unione europea, da utopia, potrebbe scoprirsi necessaria per non dissolversi lentamente dalla propria passata grandezza.

Thank you, Mr. President!

 

Pubblicato su L’Opinione e Cantiere Liberale

 

L'Opinione di sabato 21/01/2017

L’Opinione di sabato 21/01/2017

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