C’è un nuovo treno sulla tratta Spezia-Roma. Ora sarà possibile raggiungere la capitale in due ore e 56 minuti, risparmiando 16 minuti rispetto al “vecchio” Frecciabianca. In più, il nuovo Frecciargento lanciato da Trenitalia offre la possibilità di un collegamento diretto con Firenze: 1 ora e 35 invece che 2 ore e 30. È senz’altro una notizia positiva per Spezia e per gli spezzini: ma non sono tutte rose e fiori. Come moneta di scambio per il lancio, Trenitalia ha imposto ai vecchi Frecciabianca due fermate in più sulla tratta tirrenica e una su quella ligure. Senza eccezioni. Occorreranno quindi 34 minuti in più per raggiungere Roma: all’andata come al ritorno, per tutti e quattro i collegamenti giornalieri. Ma i Frecciabianca ci metteranno di più anche per raggiungere Genova: se prima si impiegavano 59 minuti ora ne servono 64, sfondando la quota simbolica dell’ora. Insomma, Spezia corre lenta non solo per uscire dalla Liguria, ma anche per entrarci.

Una conferma impietosa dell’assoluta marginalità della nostra città nelle direttrici nazionali e anche regionali del traffico. Barbara Morgante, AD di Trenitalia: “Ci prendiamo sei mesi per valutare: la sostenibilità finanziaria del nuovo Frecciargento deve essere garantita”. Il rischio è di trovarsi in piena estate senza il nuovo treno, ma con le vecchie linee ben più lente. Trenitalia ha fatto il suo lavoro, con una pianificazione aziendale che ha svelato la posizione di inferiorità della Liguria rispetto alla Toscana. In cifre, salverà il nuovo treno se almeno il 40-50% dei biglietti sarà venduto. Numeri che ad oggi nessuno è in grado di garantire, con Trenitalia che va quindi a cercare clienti dove sa di trovarli e cioè in Toscana, Lazio e Campania. Non c’è scampo.

Un territorio è condannato alla marginalizzazione, se non dotato di una rete infrastrutturale adeguata alle esigenze di mobilità interna e raccordo con le grandi reti di trasporto. Condizione peraltro indispensabile, in una delle regioni a più elevata vocazione portuale d’Europa, allo sviluppo delle sue naturali funzioni logistiche e turistiche. Si può e si deve fare di più.

Su questo nuovo treno, opportunità che mal sfruttata potrebbe riscoprirsi addirittura una palla al piede, Spezia non è mai salita. Non c’è stata una pubblicità, un annuncio, nulla. Come se per Spezia un collegamento con la capitale fosse marginale. Come se per una città che aspira a sviluppare una forte vocazione crocieristica un collegamento diretto con Pisa, Firenze o Genova non meriti importanza e rumore, o non possa attirare investimenti. Al posto che rischiare di perdere il nuovo treno Spezia dovrebbe rilanciare, chiedendo con forza più collegamenti. Il Comune e l’Autorità Portuale a questo tavolo non si sono mai seduti.

Ma questo discorso rientra in un ragionamento molto più ampio: Spezia ha davvero bisogno di una rappresentanza più forte, coesa e coerente all’interno delle istituzioni nazionali. Non possiamo affidarci al parlamentare o al governatore di turno: Spezia non è soltanto la fermata dopo Genova. Serve programmazione. Un assessorato che si occupi costantemente dei rapporti politici con Roma e Bruxelles. Istituzioni che collaborino, invece che farsi la guerra. Abbiamo tutto, manca l’ambizione.

Pubblicato su “Il Giornale” del 28/1/2017

 

Giorgio Borrini

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