Tribeca

Due ragazzi sono seduti l’uno di fronte all’altro in un ristorante messicano a Tribeca, New York.
In più di un’ora non si sono mai parlati, né toccati. C’è un muro di tensione tra loro, vibrante come quel neon rosso che ricorda tanto un film di Tarantino. Hanno ordinato due Margarita, lasciati lentamente sciogliersi in una poltiglia profumata di tequila e lime. Sgranocchiano alcuni tacos, immergendoli distrattamente in un guacamole brillante.

Poi accade tutto in un istante. Il ragazzo prende il telefono in mano. Guarda la ragazza negli occhi, le sussurra qualcosa con un sorriso che è il più bello del mondo. Lei si alza e lo abbraccia. Gli occhi di lui sono lucidi, esausti e felici come quell’abbraccio.

Non so cosa fosse scritto in quel telefono: forse l’annuncio della nascita di un figlio, i risultati di qualche analisi, l’ammissione a un’università. Non lo saprò mai. So che è stato bellissimo.

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Mr. President – Da George Washington a Donald Trump

Per commentare questo nuovo, interessantissimo libro non possiamo che partire presentando la casa editrice: CasaSirio.

Tutto comincia dall’appartamento di Torino, dove Sirio è il gatto. Ed è una storia vera. Una casa di studenti, dove convivono studenti della Scuola Holden, sogni e progetti un po’ folli, nell’età dove tutto è possibile.

Nasce così CasaSirio Editore, dall’idea e dell’impegno di giovani amici, tutti più o meno trent’anni. Siamo nel 2014, nell’era dove anche i giganti dell’editoria soffrono, nasce l’idea della “casa editrice dei sogni”: dove è pubblicato soltanto ciò che vale davvero la pena leggere. Ragazzi e ragazze che hanno deciso di mettersi in gioco, soli: chi vive a Torino, chi a Genova, chi a Roma. Lavorano principalmente su Skype, ma hanno tutto quello che occorre per lavorare bene: correttori di bozze, grafici, un ufficio stampa, un distributore che permette di essere ordinabili e recapitati nelle 1000 e più librerie iscritte al circuito e anche su Amazon, IBS e tanti altri negozi online.

CasaSirio si definisce “casa editrice pop”: narrativa di qualità, storie semplici e veloci, fruibilità di lettura, trasversalità dei temi, elasticità di linguaggio. Poche uscite e selezionate, l’autore del libro coinvolto in ogni aspetto della sua pubblicazione. Alcuni dettagli rendono CasaSirio una casa editrice di nicchia e ricercata: i libri sono davvero curati in ogni loro aspetto, la carta è riciclata e profumatissima. Un piacere da leggere e da sfogliare, come quando eravamo bambini e i libri non si leggevano soltanto.

Il futuro è loro, il presente è (anche) questo nuovo libro di Fernando Masullo e Andrea Bozzo: MR.PRESIDENT.

La cover di MR. PRESIDENT

Masullo e Bozzo ci raccontano la storia degli Stati Uniti attraverso i ritratti dei loro uomini più rappresentativi: quei 45 Presidenti che, per un periodo più o meno lungo, hanno avuto tra le mani le sorti del mondo.

Fernando Masullo è stato cronista politico durante la Prima Repubblica e per dieci anni corrispondente dagli Usa, dove ha seguito, dal vivo, tre campagne Presidenziali. Al rientro in Italia, è stato Vicedirettore del Giornale Radio e poi di Raitre, dove ha dato vita a Ballarò e Hotel Patria.
Le pennellate di Andrea Bozzo sono comparse sul New York Times, Vanity Fair, La Stampa, la Repubblica, Feltrinelli, Il Sole 24 ore, Corraini Edizioni, Bologna Children Book Fair. Dal 2016 disegna l’ultima pagina di Linus.

Coerentemente con lo stile “pop” di CasaSirio, le presentazioni sono originali, leggere e godibilissime. Raccontano di Presidenti, certo: ma soprattutto di generali con il vizio del duello e accaniti giocatori di biliardo, sarti bevitori e geometri di provincia, fumatori incalliti e playboy di lungo corso. Poi attori hollywoodiani, picchiatori da ring, giocatori d’azzardo, politici nati o improvvisati.

Ritratti in penna e pennello, piacevoli da sfogliare come da leggere e approfondire uno a uno.

Consigliato, perfetto da tenere a fianco al divano e da sfogliare una sera d’inverno. Specie per chi ama la storia anche un po’ bizzarra, di quel grande paese che è l’America.

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Il Mein Kampf ce l’ho e l’ho letto. Ma non lo regalerei

Oggi “Il Giornale” ha allegato una copia gratuita del “Mein Kampf” di Adolf Hitler insieme alla sua edizione quotidiana.

Ho già una copia del Mein Kampf. L’ho letto, come ho letto il “Libretto rosso” di Mao Tse-Tung, “Il Capitale” di Marx o ancora il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e Engels, o Lenin e per fortuna anche Gramsci, Evola, Rousseau, Hume.

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I migliori libri del 2015. Ciao Giuliano

Oggi è mancata una persona a me cara.
Un libraio, orgoglioso del suo lavoro e del tempo passato tra i suoi libri.
Gli occhi che brillavano, fiero di offrire molto consigliando un libro, impacchettando cultura e sapere per il prossimo.
Non ci siamo mai frequentati, fuori dalla libreria: ma mai è mancato un saluto, una battuta o una pacca sulla spalla. Abitavamo vicini, e spesso ci trovavamo a tornare insieme a casa, in serata.
Da sempre, sin da quando avevo qualche soldo da spendere, andavo da lui a comprare i miei libri e a fare i regali di natale. Così, tra una chiacchierata e l’altra, passavamo volentieri il nostro tempo a pensare e a raccontarci i nostri migliori libri dell’anno.
Sapere che non lo troverò più, dove l’ho sempre trovato, mi riempie di tristezza.

A un giorno dal 2016, penso molto ingenuamente che il modo migliore per ricordarlo sarebbe tracciare un bilancio dei miei, personali, migliori libri del 2015 dandolo al prossimo. Come avrebbe fatto lui.

Certamente, la mia non è una critica letteraria e sono solo i miei 10 preferiti: non ho certo letto tutte le uscite, e i miei gusti possono risultare banali o arzigogolati, a seconda del lettore.

Eccoli, comunque:

– “Il cuore dell’uomo” di Jon Kalman Stefansson.
Rivelazione straordinaria. Romanzo potentissimo. “Bisogna vivere come le stelle, per vincere la morte”. Il potere della parola e dell’animo umano, che illuminano gli abissi dell’esistenza.

– “Dictator” di Robert Harris.
Terzo libro della biografia di Cicerone, scritta da Harris con gli occhi di Tirone, segretario del più grande oratore dell’epoca classica. Libro ricco e attualissimo: capire la tarda repubblica romana, aiuta a comprendere meglio l’epoca e la politica attuale.

– “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews.
Un’esplosione di comicità, intelligenza, cuore e sofferenza. In due parole, una famiglia.

– “Io, Gesù” di Robert Graves.
Un romanzo complesso e straordinario, ripubblicato in Italia dopo il 1983. Il ritratto di Gesù non come dio, ma come uomo non privo di difetti e schiacciato da un destino atroce. Torna in Italia Graves, dopo lo straordinario “Io, Claudio”: forse uno dei miei romanzi preferiti, e assolutamente imperdibile per chiunque appassionato di romanzi storici.

– “Augustus” di John Williams.
Un capolavoro, dall’autore di “Stoner” e “Nulla, oltre la notte”. Tra i migliori autori del ‘900. Il ritratto dell’Imperatore Augusto, pubblicato in Italia solo quest’anno a un anno dal bimillenario della morte di una delle figure forse più influente della storia occidentale e mondiale.

– “Il cartello” di Don Winslow.
Torna, dopo “il potere del cane” la guerra sanguinaria al narcotraffico in tutta la potenza epica.

– “Uomini senza donna” di Haruki Murakami.
Il filo che lega tutti i racconti sta nell’explicit: “a volte perdere una donna significa perderle tutte. Così diventiamo uomini senza donne.”

– “Sette brevi lezioni di fisica”, di Carlo Rovelli.
La rivelazione letteraria dell’anno. Un pamphlet, che porta la fisica e relatività einsteiniana nella casa di tutti. Semplice e leggerissimo.

“Ordine mondiale” di Henry Kissinger.
A 91 anni, Kissinger rimane un guru della geopolitica. Con una lucidità impressionante, traccia i possibili scenari mondiali del futuro: dall’Ucraina alla crisi mediorentiale, alla decadenza degli Stati Uniti e dell’Europa.

– “La notte di Roma” di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.
Seguito di Suburra, recentissimo. Affresco noir della Roma (o Mafia) capitale del 2015. Peggiore, come romanzo, di Suburra: sembra tuttavia in modo incredibilmente inquietante di leggere tra le righe dei quotidiani, nel mondo di mezzo.

– “Chiedi alla Polvere” di John Fante.
Unica non uscita del 2015, quindi fuori classifica. Il mio romanzo preferito, forse. L’ho voluto leggere quest’anno, all’apice della crisi siriana ed europea dei migranti. Racconta la storia che potrebbe essere di ogni italiano. Arturo Bandini, italiano emigrato in America a inizio ‘900, alle prese col pregiudizio dei locali verso gli italiani si difende col pregiudizio, nei confronti dei sudamericani. Una storia, straordinaria e divertente, dell’animo umano, di amore, speranza, vittoria e sconfitta. Unico.

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I libri preferiti

In questi giorni sta girando tra i social network una nuova catena che, tra le tante, è certamente la più divertente. Invita a scrivere i 10 libri preferiti di ognuno. Ovviamente sono stato al gioco, ecco i miei:

1- “Il Segreto del Millennio”, di Katherine Neville.
Primo di un genere letterario di grande successo. Ma, certamente, il Professor Langdon non affronterà mai un’avventura degna di Mireille e Catherine.

2- “Chiedi alla Polvere”, di John Fante. Perché siamo tutti Arturo Bandini. Soprattutto noi Italiani.

3- I “SAS”, di Gérard de Villiers. Più di 160 libri: la stessa, lunga, storia. Ognuno di questi, vale più di un trattato geopolitico di un paese “caldo”. E Malko Linge vale 100 James Bond, e anche di più.

4- “Morte di un fotografo”, di Douglas Kennedy. Il noir perfetto.

5- “Selvaggi e Sentimentali”, di Javier Marìas. Il racconto romantico del recupero settimanale dell’infanzia.

6- “Moby Dick”, di Melville. Lo sforzo dell’uomo, antico come Prometeo, di addomesticare il mito. Racchiuso nella lancia del Capitano Achab.

7- “Il richiamo della foresta”, di Jack London. Il fascino sorprendente della natura. La voglia di uscire di casa con uno zaino, un libro di Thoreau e un altro di London.

8- “Il Processo”, di Franz Kafka. Essenziale, nella mia formazione liberale. Lo lego a “1984”, di George Orwell. La storia del novecento. La storia di ogni totalitarismo.

9- “Contro il Metodo”, di Paul Feyerabend. Il più straordinario contributo che ho ricevuto nella mia vita, per aprire il mio cervello e la mia mente. Lo lego a “Musashi”, di Eiji Yoshikawa. Saper apprezzare l’altro, una cultura lontana, senza mai giudicare.

10- “Viaggio al Termine della Notte”, di Celine. Nichilismo, con uno stile irraggiungibile.

 

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Gèrard De Villiers e Malko Linge

È mancato oggi Gérard De Villiers, uno dei miei autori preferiti.

Molto degli intricati casi di spionaggio internazionale, crisi diplomatiche, colpi di stato, minacce terroristiche, dal dopo guerra ad oggi, ho assorbito grazie alle sue pagine. Sapeva descrivere immagini, paesi, culture, personaggi, con espressività rara. Aristocratico, superbo, ironico, penetrante, terribilmente efficace in ogni suo libro, in ogni angolo di mondo tratteggiato.

Non potrò più aspettare l’ennesima avventura di Malko Linge, rileggerò le pagine ingiallite e già consunte delle mie librerie, cominciando l’ennesimo viaggio.

Commento del New York Times

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