Renzi a Sarzana

Matteo Renzi è un brand. Camicia bianca, maniche arrotolate, iPhone sul tavolo. Quando affrontava Bersani nelle primarie per la candidatura a premier, nel paradosso di una sconfitta che gli ha aperto poi le porte di Palazzo Chigi, Renzi si presentava al dibattito televisivo finale in maniche di camicia. Bersani era in giacca. Dinosauro contro rottamatore. Telefono a gettone contro iPhone. Dietro alla camicia bianca di Renzi, riproposta martedì sera a Sarzana durante la presentazione del suo ultimo libro “Avanti. L’Italia non si ferma”, ci sono quelle di J.F.Kennedy e di Barack Obama. Dietro la giacca spiegazzata di Bersani c’è tutta la cultura operaia del vecchio PCI: “quella sinistra vecchia, logora, la sinistra del 25%”. Due mondi diversi, anche iconicamente.

E in Liguria e alla Spezia, negli anni scorsi i sostenitori interni al partito di Renzi hanno ridisegnato quasi alla lettera il solco tra i due mondi. Gli effetti, sono storia nota. Le tanti scissioni di chi ha tratto il dado e attraversato il Rubicone, quale confine di un Pd che per loro non era più sinistra. Il tracollo verticale del partito locale, stretto tra sinistra e moderati. Quei moderati a cui Giovanni Toti ha saputo dare una casa e coalizzare stabilmente col consolidato exploit leghista: trovando così il clamoroso successo, riproposto e sempre vincente a Genova con Bucci e alla Spezia con Peracchini.

E Renzi, intrappolato nel suo brand che ne ha decretato il successo travolgente prima e l’infiacchimento poi, si è presentato finalmente a Sarzana. “Non ho timbrato il passaporto, spero che al Presidente della regione Liguria non dispiaccia” il chiaro riferimento a Toti e alla vicenda, dalle tinte a tratti grottesche, dell’invito alla presentazione del libro durante il Festival della Mente da parte del sindaco di Sarzana Alessio Cavarra. “Quello che è successo la settimana scorsa è stata imbarazzante. Mi scuso: il Festival della Mente è troppo bello e troppo importante per farne oggetto di polemica politica”.

La retorica un pizzico ridondante ma certamente efficace di Renzi, comunicatore eccezionale, è puntuale e rimbomba nelle tre sale piene del cinema Moderno di Sarzana. Gli attacchi al CNEL, l’elogio del Jobs Act, l’orgoglio di aver tentato col referendum di cambiare un’Italia stretta tra mille lacci e lacciuoli: è un one man show che non tradisce le attese, condensato in un’ora ricca di battute e chiuso dagli immancabili selfie. Il racconto del 40% con cui l’Italia gli aveva dato fiducia nel 2013 si incrocia con lo stesso 40%, che al referendum del 4 dicembre l’ha quasi fatto mollare. Un cerchio che si apre e che si chiude. Ma, quasi a esorcizzare le cocenti sconfitte liguri, “se il PD alle europee stravince, lo stesso anno perde a Livorno e a Padova. Ogni città ha la sua storia”.  L’invito al partito locale è quindi esplicito: “il Pd ligure deve ripartire. La crisi è drammatica”. L’attacco è netto: “a Sarzana dico: basta con la discussione interna permanente e mettiamoci a cercare i voti. Le diatribe interne ci hanno dilaniato, consegnando prima la Liguria, poi Genova e Spezia al centrodestra”. Non aiuta la platea del cinema Moderno a Sarzana, che pur straboccante non vede tra i big locali del PD nessun non renziano. Il partito è e rimane diviso, anche quando arriva il segretario.

Nel retro del libro firmato e presentato da Renzi a Sarzana, la sua fotografia a cavallo di una bicicletta: le sospensioni un po’ rotte e le ruote sgonfie che il vice direttore del Secolo XIX Castanini, intervistatore della serata, rivede come metafora del Pd. Una metafora accolta dal segretario: “certamente il Pd è una meravigliosa comunità”, spiega Renzi: “che però in Liguria è un po’ malconcia. Ma deve saper guardare il futuro”. Avanti. Cominciando proprio da Sarzana, per non perdere il suo ultimo baluardo e ripartire.

 

Pubblicato su “Il Giornale” del 06/09/2017

 

Il cinema “moderno” di Sarzana stracolmo alla presentazione del nuovo libro di Matteo Renzi, “Avanti”

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Giornalismo e social media

Oggi l’associazione dei giornalisti liguri attacca Giovanni Toti perché avrebbe reagito ad un articolo di sulla propria pagina Facebook, preferendola a un commento sulla carta stampata.
Da giornalista ligure naturalmente mi dissocio: cercare di arginare l’ondata travolgente dei social network come mezzo di comunicazione è come tentare arginare il mare con le mani.
Da come e da quanto saprà interagire col “nuovo” mondo digitale dipende il futuro stesso della figura del giornalista.

Carugi Liguria

Paita (Renzi) e Orlando: due visioni allo scontro

Non si può certo negare tra le doti di Raffaella Paita la chiarezza. E non è poco, nella politica attuale che ci ha abituato a navigare in un mare di vaghezze, commenti ambigui e attenzione alle virgole. “Sono contenta che Orlando voglia candidarsi alla segreteria nazionale del Pd.” Commentava così la candidatura del suo concittadino Andrea Orlando alla segreteria nazionale del Partito democratico, continuando: “ho letto che il ministro della Giustizia scende in campo per rappresentare un punto di vista diverso all’interno del Partito Democratico: bene, sarà l’occasione per spiegare a tutti in cosa consista questa diversità, visto che negli ultimi anni ha sempre votato con Renzi stando nel suo governo, senza mai distinguersi”.

Ed è proprio questa contiguità col Renzi premier, il tallone d’Achille che peserà nella corsa del ministro: dichiaratamente basata su un’alternanza di temi, tempi e modi rispetto alla narrazione ultraveloce renziana. Lo spezzino Orlando, difatti, scopre la sua forza mostrando quello che è: uomo di partito, grigio di abito e rosso di memoria. Ultimo esponente della tradizione migliorista, dentro il Pci, del Presidente Napolitano. Tutta sostanza e socialdemocrazia, niente movimentismo grillico. Un futuro da scrivere ma già un magnifico passato alle spalle, aperto a vent’anni quand’era già segretario della Fgci di Spezia. A quarantotto è già un navigatore consumato: consigliere e assessore comunale, poi deputato e ministro negli ultimi tre governi.

Un mare, quello della politica, che Orlando conosce benissimo e che naviga con uno stile radicalmente diverso da quello della Paita, che si pone in perfetta alternanza a livello locale. Anche antropologica: perfettamente a suo agio nell’incarnare lo stile renziano tutto velocità, istinto, chiarezza. La Paita è una donna forte, determinata, coraggiosa, che non ha paura di attaccare l’avversario anche interno al partito rinunciando a cerchiobottismi o mezze parole. Nel mare mosso del Partito Democratico, dove insulti e scissioni sono quasi all’ordine del giorno, Orlando è invece il legno che si flette ma non si spezza. “Dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa, lavorando per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità”. Parole misurate: l’elogio della lentezza, del dibattito e del passato contrapposti alla furia degli hashtag e dello sguardo rivolto avanti e mai indietro. “Ho deciso di candidarmi perché non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza”. La freccia è dritta al cuore dello stile renziano. E paitiano, a Spezia. Orlando parla con orgoglio una lingua difficile, che appare nostalgica ai più: ma che sa saturare qualche ferita e diaspora di chi guarda con affetto ai tempi di bandiere rosse e dibattiti infiniti nelle segreterie.

Intanto, a Spezia che è la sua città non c’è stato nessun abbandono della nave. Se erano molti a voler già aderire agli scissionisti di Speranza e Bersani, oggi nello spezzino è tutto fermo. Anche al neoborbonico Emiliano nessuno ha annunciato l’adesione. In vista di un congresso che ridisegnerà il partito, strappando vecchi vessilli correntizi e innalzandone di nuovi, a Spezia la separazione tra Paitiani e Orlandiani che ha retto tutte le sfide interne negli scorsi anni si riproporrà ancora più netta. Dividendo il partito locale come una mela, in vista delle primarie del 30 aprile. E a un mese o poco più dalle elezioni comunali. A poco serve la provocazione di Orlando in Sala Dante, domenica sera, quando presentava a Spezia la sua candidatura: “do quasi per scontato che i renziani spezzini mi sosterranno”. Non sarà così e lo sa. Avrà però il supporto, anche se ancora non palese né dichiarato, della terza forza dello schema spezzino che fa riferimento a Brando Benifei e a livello nazionale a Cuperlo.

Il risultato del congresso andrà intanto a definire la composizione delle liste elettorali per le, ormai prossime, elezioni politiche. E Raffaella Paita è in corsa, nel collegio elettorale locale, per un posto in Parlamento. Ampiamente. Porterà con forza, coerentemente col suo stile, il vessillo del renzismo nella sua città natale. Promettendo un risultato importante per Renzi e contro Orlando proprio dove ogni politico dovrebbe essere più forte: a casa sua. E chissà che proprio la candidatura di Orlando non possa così, curiosamente, rappresentare per lei un’opportunità.

Pubblicato su “Il Giornale” del 28/2/2017

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Perché Spezia è su un binario morto

C’è un nuovo treno sulla tratta Spezia-Roma. Ora sarà possibile raggiungere la capitale in due ore e 56 minuti, risparmiando 16 minuti rispetto al “vecchio” Frecciabianca. In più, il nuovo Frecciargento lanciato da Trenitalia offre la possibilità di un collegamento diretto con Firenze: 1 ora e 35 invece che 2 ore e 30. È senz’altro una notizia positiva per Spezia e per gli spezzini: ma non sono tutte rose e fiori. Come moneta di scambio per il lancio, Trenitalia ha imposto ai vecchi Frecciabianca due fermate in più sulla tratta tirrenica e una su quella ligure. Senza eccezioni. Occorreranno quindi 34 minuti in più per raggiungere Roma: all’andata come al ritorno, per tutti e quattro i collegamenti giornalieri. Ma i Frecciabianca ci metteranno di più anche per raggiungere Genova: se prima si impiegavano 59 minuti ora ne servono 64, sfondando la quota simbolica dell’ora. Insomma, Spezia corre lenta non solo per uscire dalla Liguria, ma anche per entrarci.

Una conferma impietosa dell’assoluta marginalità della nostra città nelle direttrici nazionali e anche regionali del traffico. Barbara Morgante, AD di Trenitalia: “Ci prendiamo sei mesi per valutare: la sostenibilità finanziaria del nuovo Frecciargento deve essere garantita”. Il rischio è di trovarsi in piena estate senza il nuovo treno, ma con le vecchie linee ben più lente. Trenitalia ha fatto il suo lavoro, con una pianificazione aziendale che ha svelato la posizione di inferiorità della Liguria rispetto alla Toscana. In cifre, salverà il nuovo treno se almeno il 40-50% dei biglietti sarà venduto. Numeri che ad oggi nessuno è in grado di garantire, con Trenitalia che va quindi a cercare clienti dove sa di trovarli e cioè in Toscana, Lazio e Campania. Non c’è scampo.

Un territorio è condannato alla marginalizzazione, se non dotato di una rete infrastrutturale adeguata alle esigenze di mobilità interna e raccordo con le grandi reti di trasporto. Condizione peraltro indispensabile, in una delle regioni a più elevata vocazione portuale d’Europa, allo sviluppo delle sue naturali funzioni logistiche e turistiche. Si può e si deve fare di più.

Su questo nuovo treno, opportunità che mal sfruttata potrebbe riscoprirsi addirittura una palla al piede, Spezia non è mai salita. Non c’è stata una pubblicità, un annuncio, nulla. Come se per Spezia un collegamento con la capitale fosse marginale. Come se per una città che aspira a sviluppare una forte vocazione crocieristica un collegamento diretto con Pisa, Firenze o Genova non meriti importanza e rumore, o non possa attirare investimenti. Al posto che rischiare di perdere il nuovo treno Spezia dovrebbe rilanciare, chiedendo con forza più collegamenti. Il Comune e l’Autorità Portuale a questo tavolo non si sono mai seduti.

Ma questo discorso rientra in un ragionamento molto più ampio: Spezia ha davvero bisogno di una rappresentanza più forte, coesa e coerente all’interno delle istituzioni nazionali. Non possiamo affidarci al parlamentare o al governatore di turno: Spezia non è soltanto la fermata dopo Genova. Serve programmazione. Un assessorato che si occupi costantemente dei rapporti politici con Roma e Bruxelles. Istituzioni che collaborino, invece che farsi la guerra. Abbiamo tutto, manca l’ambizione.

Pubblicato su “Il Giornale” del 28/1/2017

 

Giorgio Borrini

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Assoluzione di Raffaella Paita: le motivazioni

Sono di oggi le motivazioni dell’assoluzione a Raffaella Paita: “all’assessore regionale all’ambiente né sono ordinariamente attribuiti specifici poteri amministrativi idonei alla dichiarazione dell’allerta meteo, né avrebbe potuto sostituirsi alla figura dirigenziale”.

Motivazioni che rappresentano, al di là di qualsiasi posizionamento politico, una buona notizia per le istituzioni locali e per la politica tutta. A causa di bizzarri grillismi e di uno strano clima da caccia alle streghe che addossa alla figura del politico qualsiasi colpa del vivere, negli ultimi anni si è troppo spesso confuso il ruolo del politico e del dirigente amministrativo.

Guardando al dito della responsabilità amministrativa e personale si è quindi dimenticati di osservare la luna, senza più chiedere al politico quale fosse la sua visione sul futuro e di realizzarla, quando amministratore.

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Grazie 2016, ma il meglio deve ancora venire

Nel 2016 ho visto per la prima volta Londra e le onde del Pacifico. Dopo molto tempo, ho scoperto un sorriso vero illuminare il volto di mia mamma. Ho completato un Master, faticoso e bellissimo. Ho aperto un’agenzia di consulenza, coordinando poi 5 campagne elettorali grandi e piccole e collaborando con Senatori, europarlamentari, gruppi regionali, associazioni, aziende e professionisti. Dalle finestre del mio nuovo ufficio romano ho guardato i tramonti e i tetti di Roma, Montecitorio, il palazzaccio e il cupolone. Mi sono svegliato all’alba nella mia mansarda, in quella grande bellezza che è la Roma mattutina vuota e silenziosa ai piedi di San Pietro. Ho pregato ai piedi della Pietà di Michelangelo.

Ho corso, ho corso moltissimo. Sul Tevere, nella baia di San Francisco, a Central Park e sul ponte di Brooklyn in quella moderna meraviglia che è New York. E ancora nella Strip di Las Vegas e al Porto Mirabello, ancora e ancora. Ho nuotato in un Canyon nello Utah e alle rosse di Riomaggiore, che sono sempre la piscina più bella del mondo.

Ho scritto su 5 giornali, ricevendo messaggi, complimenti e ringraziamenti da perfetti sconosciuti dai 17 ai 91 anni. E sono stati tutti fantastici, perché nulla c’è di più emozionante che emozionare con le parole, per chi mette quelle parole in fila. Ho visto il nuovo Presidente di quel grande paese che è l’America, vivendo a pochi passi da lui le ore storiche e convulse della sua elezione. Ho conosciuto ragazzi e amici fantastici, a cui brillano gli occhi pensando al futuro. Ed è la qualità più grande che possono avere e che mi possono regalare, quando vivo il mio tempo con loro.

Ma il meglio deve ancora venire. E sarà bellissimo. Ciao 2017

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Carugi Liguria Spezia USA 2016

Raffaella Paita è stata assolta

Al di là di qualsiasi posizionamento politico, l’assoluzione di Raffaella Paita non è soltanto una buona notizia per lei ma anche e certamente per le istituzioni, per la città, per la dignità di una persona prima del politico e per la sua famiglia.

Oltre che l’ennesima riflessione necessaria su come e quanto un avviso di garanzia (e non una condanna, pur con tutto ciò che lo stesso ne consegue) possa investire, in questo paese, vita di una persona e ordinario processo democratico.

Carugi Garantismi Liguria