DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI

Atterrato in Italia, scopro una capitale bloccata e ostaggio dei tassisti. Uno sciopero violento e surreale. Arrivando da New York, dove convivono pacificamente Taxi, Uber, Lyft, servizi di metropolitana e mobilità pubblica efficienti, queste sensazioni fermentano ancora più forti. Sembra di scorgere i nocchieri scioperare contro l’avvento del motore a scoppio.

DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI l’urlo del tassista. Che intanto non mi accetta il bancomat o la carta, costandomi una follia che i Taxi gialli di New York o neri di Londra sono regalati, al confronto. Capisco la follia italiana dei 100mila euro di licenza, ma hanno protestato anche quando si era proposto di abbassarla. Capisco l’assurdità di obblighi rigidissimi di orari o tariffe: ma la soluzione non è certo impedire a qualcun altro di lavorare, quanto liberarsi di qualche obbligo. Nei paesi civili la concorrenza si basa sulla qualità dei servizi, non sul soffocamento delle altre realtà.

DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI. L’Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci che ne impediscono di rialzarsi. E al posto che liberarci, ogni giorno ci leghiamo a nuovi laccetti. E gli italiani sono assuefatti al degrado. Si vede ovunque, ogni ora, questa rassegnazione è palpabile. Non vedono via d’uscita. Sono arrabbiati. Nutrono rancore. Sono stanchi, di un paese fermo e imbrigliato. La politica può fare poco: in tutta la storia dell’umanità, la politica da sola non ha mai creato ricchezza. La rivoluzione industriale è un prodotto della tecnologia. Sono l’innovazione, la ricerca, la competenza, il talento, la creatività, l’istruzione che creano il valore aggiunto. L’Italia non lo fa da quindici anni. Il nostro sistema è congegnato per bloccare le energie produttive. E fermare il progresso per difendere qualche diritto, come facciamo da anni, è come cercare di fermare un corso d’acqua con le mani.

DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI. Da bambino non mi hanno mai detto che ero titolare di diritti. Né a scuola, né in famiglia. Avevo molti doveri. Se li rispettavo, venivo premiato. Altrimenti, venivo punito. In Italia oggi – nella famiglia, nella scuola, nella società – tutti vogliono tutto. Nessuno è più educato a pensare che per avere qualcosa, prima deve essere disposto a offrire qualcos’altro e in più. Neppure i tassisti. Ma come loro pensionati, politici, giornalisti, avvocati, magistrati, dipendenti pubblici. Tutti. L’intero sistema è congegnato in questo modo. Sono tutti rassegnati a difendere il proprio giardinetto, timorosi che qualcun altro possa metterci piede. Hanno il terrore del futuro, perché si sono ormai rassegnati a non vederlo più in questo paese fermo e imbrigliato .

DIRITTI, DIRITTI, DIRITTI. Un paese così non può funzionare. È un paese morto. E chi lo dice è un ragazzo innamorato perdutamente della propria terra, dove vorrebbe crescere e veder crescere la propria famiglia, ma che come molti altri si scopre con un piede da qualche altra parte. Dove non si è soltanto, e stancamente, rassegnati al passato.

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Perché Verdini è parte politica della maggioranza

Perché Verdini è parte politica della maggioranza

L’Italia ha finalmente una sua legge sulle unioni civili.
Nello stesso giorno in cui il Senato approva la riforma il gruppo di Verdini, ALA, vota per la prima volta la fiducia al governo Renzi. I numeri, brutali, raccontano come la maggioranza assoluta al Senato si misuri in 161 voti: e sulle unioni civili, coi 18 verdiniani, si è raggiunta quota 171.

C’è chi, a sinistra nel Pd, prova a spiegare come questi ultimi fossero soltanto “voti aggiuntivi”. È evidente che non sia così. Senza questi voti, i grillini non sarebbero saliti sull’Aventino: altrimenti attirati dall’occasione clamorosa di far cadere il governo, che non avrebbe avuto i numeri.

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La stabilità è legge: e Verdini ne detta le virgole

La stabilità è legge.
Nello stesso giorno in cui il Senato approva la manovra, il gruppo di Verdini, ALA, si arricchisce ufficialmente di due elementi: Sandro Bondi e Manuela Repetti. Aumentando così la propria già notevole influenza, nel ramo del Parlamento più in bilico.
Sgombriamo il campo da ogni equivoco: Denis Verdini è il vero giocatore di questa legislatura, il parlamentare che più ha influito e dettato i tempi di politiche e riforme.

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Berlusconi a Bologna rinuncia alla leadership

Silvio Berlusconi rinuncia alla sua leadership, andando a Bologna a rimorchio di Matteo Salvini.

Cercando poi esponenti dalla società civile per rilanciare il suo partito o proporne uno nuovo, abdica a rappresentare politicamente quel grande tessuto sociale di moderati, liberali, popolari di cui è stato inevitabile forza aggregante negli ultimi vent’anni.

Lasciando a Matteo Renzi praterie immense. Coerentemente, col percorso del Premier: con la sua ideologia, coi suoi progetti.
Che poco o nulla hanno a vedere con la sinistra, che da lui prima o poi si staccherà. O con la destra, che Salvini cerca di rappresentare. Con un Berlusconi a rimorchio, antinomia di se stesso.

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Grecia e referendum: un NO europeista

Grecia e referendum: un NO europeista

Il destino dell’Europa è nelle mani del popolo Greco, che si esprimerà oggi con un referendum su un piano europeo di aiuti offerto in cambio di precisi cambi alle politiche sociali, fiscali, economiche del proprio paese. Sovrano.
La Grecia, potrebbe diventare simbolo della prima, grande sconfitta dell’Europa dal dopoguerra ad oggi.

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