Intervista a Corrado Clini: una nuova cultura della prevenzione per l’Italia e la Liguria

Corrado Clini sarà oggi ospite del convegno organizzato dal Lions Club Colli spezzini “dall’enciclica di Papa Francesco alla crisi ecologica del pianeta” nella sala multimediale di Tele Liguria Sud a Spezia. Direttore generale del Ministero dell’ambiente dal 1991 al 2011, quando ha assunto la guida del dicastero col governo Monti. È oggi docente all’università Tsinghua di Pechino in scienze ambientali, oltre ad essere considerato uno dei massimi esperti globali sui temi di ambiente, igiene e salute pubblica.

Il suo intervento al convegno sarà incentrato sul riscaldamento globale: tra cause, conseguenze e scenari. È un tema che può riguardare direttamente anche il territorio spezzino?

“Assolutamente sì. Il regime climatico è già cambiato: abbiamo osservato negli ultimi dieci anni fenomeni atmosferici mai registrati statisticamente nel secolo precedente. E purtroppo l’alta Toscana e il levante ligure hanno assistito a un aumento di frequenza e intensità degli eventi climatici estremi, impattando su un territorio che non era organizzato, avendo fatto riferimento su dati statistici decennali a episodi diversi.”

In concreto, sotto quali aspetti?

“Impianto fognario degli ambienti urbani, sviluppo urbano consolidato a ridosso di alvei o torrenti, corsi d’acqua cementificati o canalizzati. Quel tipo di sviluppo è figlio di una visione e cultura di breve periodo. Per fortuna, si sta lentamente sviluppando una nuova cultura della prevenzione sconosciuta fino a poco tempo fa: che equivale a considerare sempre l’ipotesi climatica e ambientale più estrema, anche se non si è mai verificata nell’ultimo secolo. Per fare un esempio attuale e concreto: oggi non costruiremmo un hotel in un’area a rischio valanga, anche se questa valanga non è mai arrivata nell’ultimo secolo.”

Tutto chiaro. Ma che fare oggi, con l’ambiente che chiede il conto delle scelte passate?

“Ero Ministro nei tragici giorni dell’alluvione nelle Cinque Terre. Allora presentai una relazione, proprio a Vernazza, su un piano nazionale per la sicurezza del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Oggi sarebbe la più grande opera infrastrutturale italiana. Gestione dei boschi, messa in sicurezza dei corsi d’acqua, dislocazione degli insediamenti industriali o abitativi in aree a rischio, ricalibratura della laminazione delle acque. L’economia ne gioverebbe non solo per il volume di lavoro che garantirebbe alle imprese, ma anche in ottica di ripopolazione di aree disabitate attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale. Funzionali anche alla vocazione turistica: penso al modello delle Cinque Terre.”

Dove si comincia a parlare di numero chiuso, per proteggere un territorio vulnerabile.

“Il numero chiuso è un’idea intelligente, se espressa nella valorizzazione dell’offerta turistica, garantendo servizi che guardino più alla qualità che alla quantità. Penso anche a Venezia, che trova altre similarità con la realtà ligure e spezzina.”

Si riferisce al turismo crocieristico?

“Sì e non solo. L’attività portuale, essenziale in alcune realtà economiche come quelle liguri e lagunari, può coniugarsi al un’alta qualità della vita urbana e a un’attenzione alle tematiche dell’inquinamento. Bisogna guardare però a modelli di lungo periodo: pensare al porto e alla città che vogliamo tra vent’anni. E la politica, in Italia soprattutto, sa guardare solo al presente.”

Pubblicata oggi su "Il Giornale" - 04/02/2017

Pubblicata oggi su “Il Giornale” – 04/02/2017

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Un incubo concluso con la parola assoluzione – Intervista a Raffaella Paita

E un messaggio a Forcieri: “Ora si faccia da parte”

 

I suoi sostenitori ne tessono le lodi di una donna forte, determinata, coraggiosa. I suoi detrattori ne riconoscono gli stessi tratti, ma interpretandoli con le sfumature di cinismo, freddezza, ambizione. Raffaella Paita stessa riconosce i primi, pur comprendendo i secondi: “Una donna deve avere il diritto di essere ambiziosa. Se con la mia esperienza avrò smosso di un millimetro la cultura sociale del mio territorio in questa direzione, avrò già fatto molto.” Di lei si è scritto e parlato molto, quel che è certo è che uno dei protagonisti assoluti della politica ligure.

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Perché Toti sbaglia a portare il gonfalone della Liguria al Family Day

Giovanni Toti sbaglia, a portare il gonfalone e simbolo della Liguria al Family Day di Roma.

Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: alle ultime elezioni regionali lo ho votato e sostenuto. Ha tutto l’interesse a fare della Liguria un modello di buon governo, da politico di caratura nazionale. E vestendo questi panni, parteciperà alla manifestazione del Family Day che, non a caso, è di natura squisitamente politica. Non istituzionale. La sua stessa ragione risiede, difatti, nel chiedere un’affossatura parziale, se non totale, dell’ormai famoso ddl Cirinnà sulle unioni civili. Emerge così immediatamente una discrasia istituzionale, nel momento in cui una Regione chieda la modifica di un iter parlamentare.

Sorge poi un evidente problema di rappresentanza dei cittadini liguri, anche all’interno di quel grande tessuto sociale di moderati e liberali che Toti e il suo partito vorrebbero legittimamente rappresentare. Come liberale, credo fermamente nella libertà di ognuno di costruirsi la propria vita senza che nessuno imponga una presunta morale tout court; nutro al contempo un’altrettanta forte e credo sana diffidenza verso lo Stato regolatore riguardo alle faccende etiche, fosse anche per stabilire per legge pretesi e presunti “diritti naturali”. Non si possono tuttavia, e tanto meno oggi, negare diritti civili e riconoscimenti di situazioni di fatto e di genitorialità sempre più spesso concretati più come costruzioni sociali, che non naturali. Né, d’altro canto, si può discutere il ruolo della famiglia come cardine della nostra società.

Questi principi, propri di ogni pensatore liberale e, oggi, di ogni cittadino, possono nutrire confusione dalla partecipazione della Regione Liguria, come istituzione, al Family Day. Nel pieno rispetto delle opinioni di chi quel giorno manifesterà il proprio pensiero. Nel mondo di oggi, con l’affermazione dell’informazione di massa, non esistono solo i fatti ma è essenziale la comunicazione e la percezione pubblica degli stessi.

Non ho dubbi, conoscendo la persona e la sua sincera sensibilità e visione liberale sui diritti civili e dell’individuo, di come Giovanni Toti sia genuinamente convinto che la sua presenza, come Presidente della Regione, sia in ottica costruttiva e non negazionista di diritti altrui. Ma questa può essere interpretata diversamente. Un rischio che, da ligure, non vorrei che il simbolo che mi rappresenta e rappresenta tutti noi possa correre.

 

Il Secolo XIX, 25/1/2016

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Da Genova, guardando Roma

Perché la proposta di governo firmata Giovanni Toti può essere laboratorio nazionale.

La Liguria non è mai stata, come oggi, centro della politica nazionale.
La vittoria di Giovanni Toti è stata, difatti, la prima, vera e grande sconfitta di Matteo Renzi.
Aprendo, nei fatti, scenari per il futuro del tutto impensabili, fino a pochi mesi fa.
Ha vinto l’idea del centrodestra proposta da Toti; la sua intuizione, nell’osservare nella divisione a sinistra la possibilità di ritrovare voti nel proprio, naturale e disperso, bacino moderato.

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Perchè non mi candido alle prossime elezioni regionali in Liguria

Ho deciso di non candidarmi alle prossime elezioni regionali della Liguria. Nei giorni scorsi, ho ricevuto molte richieste che mi hanno fatto onore e reso orgoglioso. Sono stati giorni di incontri febbrili, trattative, proposte, riunioni, idee.
Sarebbe stata una bella corsa, e certo non velleitaria: molte le telefonate che ho ricevuto, molti gli appoggi che già in pochi giorni avevamo costruito, da parte di persone che stimo sinceramente e di personalità importanti della nostra provincia, della nostra regione e persino nazionali.

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Perchè Toti può vincere in Liguria

Il dado è tratto.

Giovanni Toti sarà il candidato del centrodestra a governare la Liguria alle prossime elezioni del 31 Maggio.
Dopo mesi di trattative, discussioni, proposte e scissioni, Forza Italia e Lega hanno trovato l’accordo che compatta la coalizione che si propone di competere realmente per la conquista della regione, dopo dieci anni a tinte PD.

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