Storie americane

da New York e Las Vegas, Nevada

 

“Ho 27 anni, sono donna, laureata, i miei genitori sono immigrati e ho votato Trump. Mi fanno ridere quei sapientoni che da dietro lo schermo di un computer hanno sezionato il mio paese, proclamando verità incrollabili come che le donne, gli immigrati di seconda generazione o i giovani votassero Hillary.
Non sono razzista, bigotta, ignorante, misogina o maschilista. Sono nata liberal, crescendo in un piccolo paese del New Hampshire. Ho studiato accumulando un debito incredibile che estinguerò tra 10 anni. Studiavo di giorno, lavoravo la notte in una bakery servendo donuts e cookies, scoprendo cos’è l’America per davvero.

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Il day after nel quartier generale di Hillary Clinton

Il day after nel quartier generale di Hillary Clinton

da Brooklyn, New York

Il quartier generale della campagna di Hillary Clinton sorge a Brooklyn Heights, in un’atmosfera d’altri tempi tra palazzi con i tipici brownstones (i mattoncini rossi), le chiese antiche, i lunghi viali alberati che hanno richiamato negli anni l’attenzione di Woody Allen e Truman Capote. Il ponte di Brooklyn lo separa dal vortice della vita di Manhattan, che si osserva nella bellezza iconica della sua Skyline dalle finestre del 10° e 11° piano del grattacielo che fa da base al quartier generale.

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La lunga notte elettorale di New York

da New York

New York si riscopre capitale politica a stelle e strisce, nella notte che consegna al mondo e alla storia Donald J. Trump come 45° Presidente degli Stati Uniti d’America.

È rarissimo che due candidati vivano la notte delle elezioni nello stesso stato: quest’anno sono separati da pochi metri della 5th avenue. Donald Trump è naturalmente nel cuore del suo impero, la Trump Tower. Hillary Clinton si è rifugiata al Peninsula, di fronte al rivale e hotel tra i più lussuosi della città, dove ha vissuto l’incubo del suo spoglio.

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Perché Trump ha già vinto, a un giorno dalle elezioni

Oggi gli Stati Uniti d’America eleggeranno il loro nuovo Presidente.

Sarà un’America molto diversa quella che andrà al voto, rispetto a quella che ha rieletto Barack Obama quattro anni fa. L’elettorato di questa nuova tornata sarà, difatti, il più eterogeneo della storia. Secondo le analisi del Pew Research Center, quasi un elettore su 3 (il 31 per cento!) sarà nero, ispanico, asiatico o appartenente a qualche altra minoranza.

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L’ultimo comizio di Donald J. Trump

L’ultimo comizio di Donald J. Trump

Da Manchester, New Hampshire.

Donald Trump torna sul luogo del delitto: il New Hampshire è lo stato della sua prima vittoria alle primarie repubblicane, che l’ha lanciato clamorosamente verso la candidatura alla Casa Bianca. Lo fa, coerentemente col personaggio, in grande stile. L’atmosfera che circonda la Southern New Hampshire University Arena ricorda più un grande concerto di una rockstar, che una campagna presidenziale. L’atmosfera è elettrica, l’attesa spasmodica. L’arena è una bomboniera, coi quindicimila sostenitori di The Donald raccolti in un tripudio di cartelloni, bandiere, stelle e strisce.

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Il secondo dibattito tra Clinton e Trump

Il secondo dibattito tra Clinton e Trump

Il dibattito di stanotte tra Hillary e Trump è stato francamente rivoltante: una rissa da osteria ove mancava soltanto il rutto libero. Ad avvantaggiarsene è stato Trump: pur nella sua settimana horribilis, Hillary non è riuscita a sferrargli il colpo del KO ed è dovuta, addirittura, difendersi dagli attacchi a occhi chiusi del rivale su temi ormai logori come lo scandalo delle mail (“andrai in galera!”) o surreali come le presunte molestie sessuali di suo marito Bill (inquadrato e scioccato, in un’immagine che peserà sulla campagna della moglie più che qualsiasi questione di politica estera).

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